Umanesimo e Post-Modernità

“Il peso dei padri” mi rinvia al secondo seminario: “Umanesimo e post-modernità”.

Magritte

Non vorrei essere tedioso con l’aria un po’ presuntuosa di chi impone alla vostra attenzione un itinerario che sembra fuggire al concreto dramma umano, prigioniero di una crisi economica e sociale che sembra non trovare rapide vie d’uscita.

La riflessione, mi pare, debba volgere, con passione e volontà,  alla ricerca per riproporre un dialogo tra quelle che un tempo si chiamavano le due culture: quella umanistica e quella scientifica. Dialogo la cui premessa è un atteggiamento di devoto ascolto, eliminando, come afferma Pascal nei “Pensieri”, due eccessi: “escludere la ragione e non ammettere che la ragione”.

Claudio Magris, su “Il Corriere della sera” (martedì 31 maggio, 2011) con l’articolo “Abbiamo ancora bisogno di scienziati umanisti”, ricorda Arturo Falaschi, uomo delle due culture. Il grande biologo molecolare e genetista, scomparso improvvisamente il 1 giugno dello scorso anno: “Aperto all’universale delle cose, allo stesso tempo si dedicava da protagonista, con la specializzazione rigorosa senza la quale non v’è scienza né conoscenza, alle discipline più ricche di promesse e più inquietanti della nostra epoca. Fu cattedratico delle più importanti università, quali l’università del Wisconsin, quella di Stanford, di Pavia, della normale di Pisa, fu membro del CNL e di molte altre cose”.

Arturo Falaschi meriterebbe un’approfondita conoscenza perché non è facile trovare un umanista la cui cultura, nell’organica armonia tra ciò che si sa, ciò in cui si crede e ciò che si è, fornisce un orizzonte di ampiezza incommensurabile; un orizzonte che va dalla letteratura lontana nel tempo e nello spazio, alla filosofia, alla poesia, alla matematica, alla medicina, alla politica, con l’umiltà, la disponibilità della prossimità con chi lo frequentava, “sia collega, sia allievo, sia compagno di gita sul Carso triestino o nel giardino della sua casa in Borgogna, allorché si metteva a spaccare legna o preparare il fuoco per la cena”.

Può esser considerato, Arturo Falaschi (Roma 1933, Monopoli in val d’Arno 2010), padre con altri padri da collocare nel Pantheon da cui ereditare? Mi domando se questa memoria di Falaschi può segnare l’itinerario del seminario che affronta il tema coltivato, sperimentato, testimoniato, nella sua vita.

 

Gianni Fontana

* IMMAGINE : L’art de Vivre 1967 Rene Magritte