Progetti

TORNIAMO A INDOVINARE LA VIA

A me sembra che l’individuazione del cammino da compiere, possa prender le mosse dalla considerazione che da circa un quindicennio il mondo sta vivendo una macro-transizione. Per la prima volta nella storia, le conseguenze di una rivoluzione tecnologica si rivoltano sulla stessa generazione che l’ha realizzata. L’organizzazione sociale, la psiche umana, le istituzioni e i rapporti sociali, non erano preparati alla velocità e alla intensità dei cambiamenti che sarebbero avvenuti.
Tutti siamo consapevoli dell’esistenza di un nuovo ordine mondiale, ma pochi lo capiscono. L’analisi dei rapporti di potere che modellano e determinano il mondo contemporaneo è sempre più complessa.
L’umanità ha trascorso la sua vita alla ricerca di sicurezza e di comfort, ma oggi raccoglie i frutti amari della mancanza di speranza, del disincanto, dell’assenza di sogni e di utopie. Le persone si muovono – qualcuno ha detto – come fossero formiche in un formicaio distrutto da una potente bomba.
Gli abitanti del pianeta stanno vivendo un momento storico nel quale tutti i mezzi scientifici e tecnologici per risolvere i grandi mali, come la fame e le malattie endemiche, sono a loro disposizione. Tuttavia, una delle caratteristiche strutturali del nostro tempo, è la sconvolgente disparità di accesso alle opportunità tra continenti, tra paesi, tra persone: su scala mondiale la povertà è la regola, il benessere l’eccezione.

Mai come in questi ultimi tempi le nostre certezze sono divenute deboli e inconsistenti. Abbiamo perso la bussola come individui e come cittadini: siamo in cerca di orientamento.
Diventiamo sempre più consapevoli della mancanza di credibilità delle promesse del’età moderna. La pesante crisi economico-finanziaria ha lasciato alle spalle un’onda lunga di crisi sociale: aumentano sia le concentrazioni della ricchezza che la diffusione delle povertà. Le disuguaglianze sociali ed economiche crescono, alimentando la conflittualità. Piccole grandi guerre si scatenano. Viene meno la fiducia in un mondo in cui non è facile vivere.
Sulla base di queste sintetiche e insufficienti considerazioni, vorrei sottoporre alla vostra attenzione alcuni argomenti che potranno essere modificati, integrati, sostituiti dal risultato del dibattito, tra soci e amici simpatizzanti. Il dibattito che principia questo pomeriggio all’ombra del campanile di S. Zeno per compiersi in una successiva assemblea che avrà luogo nel mese di settembre.
Le proposte che vado brevemente ad illustrare, si articolano in alcuni seminari che, con il sussidio di personalità della cultura veronese e nazionale, affronteranno le linee e ne approfondiranno le tematiche. Per questo esordio, confortato anche da recenti letture, non ho preparato ipotesi di risposte alle sollecitazioni meditate, quanto piuttosto mi sono lasciato investire da interrogativi su questioni che, mi sembra, sfuggano all’interesse comune per trovare accoglienza in circoscritte élite di pensiero.

Cinque sono i seminari immaginati:

Il peso dei padri, cosa significa ereditare il passato
Umanesimo e post-modernità
La città globale
Risorgimento e Resistenza
Mediterraneo – Italia – Europa

CONLUSIONI:

Quanto più è presente e rappresentativo l’associazionismo, tanto più è forte la coesione e la democrazia di quella comunità: associazionismo garanzia di una società libera e partecipata.Fare volontariato significa non alzare bandiera bianca, significa essere ottimisti, ma vuol anche dire essere umili perché si è capito che ventimila anni di vita intelligente forse sono ancora pochi. Abbiamo bisogno di umiltà e tempo per imparare “il più”. Imparare che la nostra identità, memoria del passato, non si affina attraverso il consumo esasperato, ma esige legami di vita con la cultura e i beni simbolici che la sostengono, attraverso la lingua, le emozioni ed i costumi altrui.

È necessario imparare che è la partecipazione impegnata nella vita della nostra comunità – nazione, città, gruppo di amici, azione, politica, sociale, economica, culturale – è ciò che definisce la nostra memoria, così essenziale affinché la vita non ci sfugga tra le dita. Soprattutto bisogna imparare che per creare la prospettiva di futuro che dà senso alla nostra vita, è necessario camminare verso l’utopia: questo non-luogo intangibile, ma la cui tangibilità, realizzata nella costruzione di ogni giorno, alimenta e muove il mondo.
Fu così che Prometeo salvò l’umanità da morte: dando la speranza nel fuoco.

 

Gianni Fontana

 

* IMMAGINE : IL PERCORSO DELLA VITA – di Antonio Ruggieri