Il peso dei padri
Il peso dei padri, cosa significa ereditare il passato
Il primo tema nasce dalle suggestioni provocatemi da Massimo Cacciari. Un suo recente articolo, “Il peso dei padri, cosa significa ereditare il passato” (“La Repubblica”, mercoledì 4 maggio, 2011”), inizia rifacendosi alla lettera ai Romani di S. Paolo: “Se siamo figli, siamo anche eredi, eredi, Kleromoi, di Dio, coeredi di Cristo”. Ma il Figlio, sa rivolgersi al Padre, sa liberamente fare ritorno a lui, soltanto allora eredita …..Erede, quindi, sarà colui che riconosce in sé, come costitutivo del proprio sé, la relazione con il Padre e cerca di esprimerla in tutta la sua tremenda difficoltà …….
Dunque, può ereditare solo chi si scopre orbus, horphanos …… Nulla, forse, ci è più estraneo di questa idea di eredità. Per quanto essa possa essere balenata nell’umanesimo più filosoficamente e teologicamente audace, i grandi figli della modernità non si riconoscono più come veri eredi.
L’eroico idealismo della nuova scienza e della nuova filosofia è dominato da Homines novi, in base a ciò che essi hanno scelto di essere”Mi sono domandato se sono confinato nell’antico credo, nell’antica cultura, nell’antico umanesimo per consolarmi nella memoria del tempo che fu: più che vivere, mi trovo come fuori posto, non più un soggetto che ha ancora possibilità di scelte, ma obbligato ad essere funzionale alla scienza e alla tecnica, alla finanza, al consumismo, al potere mediatico: non vivere ma essere vissuto.
Gianni Fontana






